Studio Associato Innocenti e Paladini Consulenti del lavoro

Trasferimento di sede illegittimo ed “eccezione di inadempimento”

Il provvedimento del datore di lavoro di trasferimento di sede di un lavoratore, se non sia adeguatamente giustificato, determina la nullità dello stesso ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, con la conseguenza che la mancata ottemperanza allo stesso provvedimento da parte del lavoratore trova giustificazione quale attuazione di un’eccezione di inadempimento.

La Corte di appello territoriale, in riforma sentenza del Giudice di primo grado, dichiarava illegittimo il licenziamento per giusta causa intimato ad un lavoratore, per non avere il medesimo ottemperato all’ordine di prendere servizio presso un diverso impianto produttivo e per essere risultato assente ingiustificato dal lavoro. La Corte osservava che il rifiuto del lavoratore costituiva nella specie legittimo esercizio del potere di autotutela (art. 1460 c.c.). Inoltre, non risultava specificamente dimostrata dal datore di lavoro, la sussistenza di effettive ragioni di carattere tecnico, organizzativo e produttivo che potessero giustificare il provvedimento di assegnazione alla nuova sede, anche alla luce delle previsione di contrattazione collettiva che limitavano il trasferimento in regione diversa solo per casi eccezionali.
Il datore di lavoro ricorre così in Cassazione, la quale però respinge anch’essa il ricorso. Il provvedimento del datore di lavoro avente ad oggetto il trasferimento di sede di un lavoratore, infatti, che non sia adeguatamente giustificato, determina la nullità dello stesso ed integra un inadempimento parziale del contratto di lavoro, con la conseguenza che la mancata ottemperanza allo stesso provvedimento da parte del lavoratore trova giustificazione sia quale attuazione di un’eccezione di inadempimento, sia sulla base del rilievo che gli atti nulli non producono effetti, non potendosi ritenere che sussista una presunzione di legittimità dei provvedimenti aziendali che imponga l’ottemperanza agli stessi fino ad un contrario accertamento in giudizio.


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